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venerdì 6 aprile 2018

Mummificazione

Mummificazione

La dottrina funeraria egiziana riteneva la preservazione del corpo del defunto un fattore imprescindibile, dal quale dipendeva interamente la sopravvivenza dello spirito nell’aldilà. Per tale ragione la civiltà egiziana divenne maestra nella tecnica dell’imbalsamazione dei corpi, pratica che favorì, peraltro, una più approfondita conoscenza dell’anatomia e della fisiologia umana e dunque un notevole progresso della scienza medica.



 Il processo dell’imbalsamazione (ebbe inizio intorno al 2600 AC e continuò per circa 3000 anni) aveva varie forme di esecuzione basate sulla spesa che una famiglia era disposta a sostenere. Nella sua forma più completa, esso durava circa 70 giorni e si strutturava in almeno tre fasi successive: l’eviscerazione, la disidratazione e il bendaggio, scrupolosamente scandite dalla recitazione di rituali e formule funerarie. Il corpo veniva prelevato dagli imbalsamatori tre o quattro giorni dopo il decesso, eliminavano subito le parti che si deterioravano più rapidamente. Rimuovevano il cervello attraverso le narici (il cuore veniva lasciato al suo posto)quindi si procedeva all’estrazione delle viscere attraverso un’incisione praticata su un fianco, tra l’ombelico e l’inguine, grazie alla quale si potevano raggiungere e asportare cuore, polmoni, intestini e fegato, che venivano cosparsi di una gomma resinosa calda e collocati nei vasi canopi, protetti dai quattro figli di Horo. Il corpo veniva successivamente deposto per 40 giorni in un bagno di pani granulari di natron (una miscela di carbonato e bicarbonato di sodio) che disidratava completamente il corpo. Dopo aver ripetutamente cosparso di olii e essenze profumate la pelle del defunto, si procedeva infine al bendaggio (l’intero corpo veniva avvolto in 20 o più strati di bende e teli) che occupava un periodo di circa quindici giorni. Una volta completato il procedimento dell’imbalsamazione, il defunto era pronto per i funerali. Prima della sepoltura si svolgeva una cerimonia estremamente importante, chiamata “rituale dell’apertura della bocca” che avveniva solitamente in un luogo chiamato “il castello dell’oro”.
Se i coperchi erano affidati ai figli di Horus, i vasi veri e propri erano invece custoditi da 4 dee: Iside, Nefti, Neith e Serqet.


Duamutef e Neith proteggono lo stomaco.
Hapi conserva i polmoni insieme a Nefti.
 Imseti è in coppia con Iside a guardia del fegato.
Qebehsenuf e Serqet sono i custodi degli intestini.
Un’iscrizione sulla pancia di ciascun vaso riporta l’invocazione della dea preposta a ciascun vaso, affinché Osiride protegga gli organi che vi sono conservati. 

Anubi: il primo imbalsamatore
“Inventore” della mummificazione, che praticò per la prima volta su Osiride, Anubi era il protettore dei morti e delle necropoli. Guardiano delle porte dell’aldilà, accoglieva i defunti e li accompagnava nel mondo sotterraneo.



Anubi sarebbe nato da una relazione illegittima tra Osiride e la sorella Nefti (secondo altre versioni, sarebbe il figlio di Ra o della vacca celeste Hathor, o il fratello stesso di Osiride) e sarebbe stato allevato e allattato da Iside.
Fedele guardiano, Anubi accompagnò e protesse Iside durante la ricerca per ritrovare il cadavere di Osiride assassinato sa Seth, suo fratello. Con l’aiuto della dea, inventò la mummificazione per ricostruire il corpo smembrato di Osiride e procedette alla purificazione per salvarlo dalla decomposizione. Secondo il mito, Anubi si sacrificò avviluppando il divino defunto nella propria pelle per dargli la sua energia e rendergli la vita.







Un dio temuto
Per la sua funzione di accogliere i defunti all’ingresso del mondo sotterraneo, Anubi è certamente il dio più importante della mitologia egizia, poiché senza di lui non si poteva accedere all’aldilà. Furono dedicati a questo dio numerosi santuari, il più noto è quello della città che i greci avevano chiamato Cinopoli, la “città dei cani”, nel Medio Egitto.


Scritto da Andromeda
Fonti: 
Egitto Storia e Mistero DeAgostini Mailing
Antico Egitto Arte e archeologia della terra dei faraoni (Giorgio Agnese - Maurizio Re)
A - Z del Mondo Antico imp
Egitto Scoprire le Civiltà (La bibblioteca di Repubblica - L'Espresso) Electa

martedì 5 febbraio 2013

Iside



Secondo il mito, la dea della maternità e della fertilità era così potente che poté riportare in vita Osiride, il marito morto assassinato. Iside rappresenta le ricche pianure dell’Egitto, rese feconde da Osiride, il Nilo.

1.       Iside sposò il fratello maggiore Osiride, dio dell’oltretomba e re dell’Egitto.
2.     Horo, il dio dalla testa di falco, nacque dalla sua unione con il risorto Osiride.
3.     Iside era una maga astuta, che ingannò Amon, il dio Sole, e ne conquistò il potere.
4.     Dea madre, fu venerata in tutto il Mediterraneo e il suo culto giunse fino a Roma.

Dea madre

Dotata di molti talenti, Iside era la figlia del dio della terra Geb e della dea del cielo Nut. Iside insegnò ai suoi sudditi a macinare la farina, a filare la lana e a indossare abiti. Inventò anche lo statuto del matrimonio e sposò il fratello Osiride.
Dopo che suo marito fu ucciso per gelosia dal fratello Seth, Iside lo cercò e ne trovò il corpo smembrato. Dopo averlo riportato rapidamente in vita, essa ne rimase gravida. La dea portò in gran segreto il figlio Horo (che divenne il dio del sole e del cielo) nelle paludi del delta del Nilo, dove Seth non avrebbe potuto trovarlo.
La figura di Iside si fece sempre più importante, e assorbì gradualmente le qualità di tutte le altre dee. Sebbene vi siano migliaia di immagini di Iside, spesso con un trono sulla testa, si sa poco di lei. Gran parte delle informazioni che abbiamo è dovuta agli scritti dello storico greco Plutarco.

Il culto di Iside

Identificata con Demetra, divinità greca della natura, Era, dea madre, ed Afrodite, dea dell’amore, Iside divenne il fulcro di un culto misterico popolare nel cristianesimo delle origini. Il culto si diffuse in tutto il Mediterraneo sotto diverse forme.


Scritto da Andromeda

martedì 22 gennaio 2013

IL LIBRO DEI MORTI


Gli Egizi ritenevano che fosse necessario prepararsi già dalla vita terrena al viaggio nell’aldilà. Il Libro dei Morti conteneva le istruzioni per il viaggio del defunto nella vita ultraterrena.

1.       Una copia del Libro dei Morti poteva valere, per un bracciante, il salario di sei mesi, quindi doveva risparmiare per molto tempo.
2.     A meno che non fosse un ordine speciale, lo scriba lasciava uno spazio bianco da completare con il nome del futuro defunto.
3.     La riduzione del testo era spesso poco curata, con errori di ortografia e omissioni.

La guida per l’aldilà

I testi che componevano il Libro dei Morti venivano sepolti insieme al defunto e lo avrebbero protetto e guidato nel suo viaggio nell’aldilà. Karl Richard Lepsius, un egittologo tedesco, pubblicò la prima collezione moderna di questi inni sacri, formule e istruzioni, nel 1842.
Gli scriba compilavano e copiavano i testi su rotoli di papiro. Essi comprendevano i Testi delle Piramidi dell’Antico Regno, i Testi dei Sarcofagi del Medio Regno e altri scritti. In seguito furono aggiunti inni al dio sole Ra. Nessun papiro giunto fino a noi contiene tutti i 192 capitoli finora conosciuti. Completavano l’opera raffinati disegni e illustrazioni.
Dopo la pesatura del cuore e il confronto del suo peso con quello di una piuma, il defunto proseguiva il suo viaggio e affrontava le confessioni “negative” poste dai 42 giudici del tribunale di Osiride, invocando così: “O tu, spirito dell’ombra che vieni dal profondo, io non ho rubato”. Le istruzioni successive lo guidavano verso la dimensione spirituale, suggerivano amuleti da indossare e fornivano indicazioni per continuare a “vivere”.

Scritto da Andromeda